Un percorso per scoprire le dinamiche naturali del bosco che stanno riprendendo il loro spazio

    Donatella Mongardi e Chiara Lelli 

INTRODUZIONE

 

Il bosco è come un mosaico di microambienti diversi che rappresentano la casa per moltissimi organismi ed il legno morto gioca un ruolo fondamentale per garantire la salute del bosco, la sua rinnovazione e la vita di tantissime specie spesso anche rare.

E così al Giardino Botanico Nova Arbora, all’interno della Riserva naturale del Contrafforte Pliocenico, si è pensato di preservare, valorizzare ed implementare le necromasse esistenti finalizzate alla tutela della biodiversità con la possiblità di diminuire la rarefazione ed estinzione di molti insetti. Anche i resti di alberi a terra diventano un habitat importante per muschi, licheni, invertebrati e microrganismi che concorrono alla decomposizione del legno e all’arricchimento dell’humus, un substrato fertile per la crescita di nuove piantine.

Sono state costruite delle piramidi di legno ”LOG PYRAMID” con grossi tronchi di quercia, pioppo, castagno e conifere, conficcati verticalmente in profondità nel terreno .In questo modo diventeranno, nel corso di anni, siti di riproduzione per la fauna saproxilica come il Cervo volante Lucanus cervus

LEGNO MORTO: CASA DI BIODIVERSITà

Circa un terzo della biodiversità delle foreste dipende dal legno morto, detto anche necromassa con alberi morti in piedi, tronchi caduti e ceppi sul terreno che forniscono substrato, nutrimento e rifugio a centinaia di specie diverse come muschi, licheni, insetti, ma anche a piccoli mammiferi e uccelli..

I rami spezzati, anche i più fini, si depositano nel sottobosco e vanno ad arricchire la lettiera, che è l’insieme di quei resti vegetali e animali nel sottobosco, tra cui foglie secche e rametti, dove trovano casa, protezione e nutrimento tantissimi organismi, come lombrichi, insetti, lumache, funghi, i piccoli germogli di nuove piantine e tanti tanti altri: un vero microcosmo pieno di vita

RICICLAGGIO PERFETTO

Quando un ramo si spezza, o un intero albero cade, rimane nel sottobosco qualche inverno prima di iniziare a scortecciarsi e perdere durezza, attraversando vari stadi di decomposizione. Negli ultimi stadi di decomposizione, ormai i pezzi di legno sono quasi irriconoscibili e sempre più integrati nella lettiera. Qui entrano in campo degli organismi fondamentali, i decompositori appunto, che sono prevalentemente funghi e batteri. Questi organismi demoliscono chimicamente la sostanza organica trasformandola in humus. L’humus fornisce un ricco nutrimento per tanti altri organismi, dalle piante agli animaletti abitanti del suolo. Un riciclaggio super efficiente, LA MORTE CHE RIGENERA LA VITA.

Cucù!

Le piante morte in piedi, soprattutto se di grandi dimensioni, rappresentano un habitat insostituibile per molte specie. È questo il caso del picchio, che sentiamo tamburellare nel legno di questi alberi alla ricerca delle larve degli insetti saproxilici che lo popolano all’interno. Ma il picchio non cerca solo cibo, in questi alberi vecchi o morti in piedi costruisce anche il suo nido scavando col suo potente becco. Dalla forma e dalla dimensione delle cavità scavate possiamo riconoscerne la specie. Il picchio rosso, ad esempio scava tane piccole e circolari, mentre il picchio verde, diffuso in questi territori, occupa spesso tane già scavate dal picchio rosso in precedenza, ma, essendo più grande, le allarga in alto e in basso a formare un ovale.

Poi ci sono i piccoli roditori, come ghiri o scoiattoli, che si rifugiano nelle cavità di grandi alberi senescenti o morti in piedi. Anche i loro predatori, i rapaci notturni come le civette o gli allocchi, utilizzano questi alberi per costruire il nido. Lo stesso vale per i pipistrelli e per tanti altri organismi. Insomma, questi alberi morti in piedi, molto rari perché tagliati per secoli dall’uomo, costituiscono dei veri e propri condomini ricchi di biodiversità! Sono importantissimi anche perché rappresentano l’unico habitat privilegiato per molte specie saproxilofage rare come il coleottero di interesse comunitario “Osmoderma eremita odoroso” che compie il suo ciclo vitale in due –tre anni all’interno dei tronchi cavi

LUCE! è ora di svegliarsi!

Quando nel bosco qualche albero cade perché ormai vecchio e a fine vita, oppure per il vento, la neve o altri fenomeni naturali, si forma una radura, dove i semi di molte piantine prima dormienti nel suolo del sottobosco trovano le giuste condizioni per germinare. È proprio grazie alla formazione di queste radure che il bosco naturalmente si rinnova. La morte degli alberi è dunque parte della vita stessa del bosco e, anzi, la sostiene!

La rovinosa nevicata del 4 febbraio del 2015? che in una notte abbattè e spezzò centinaia di alberi a Nova Arbora ha portato morte e distruzione ma ora posso dire che le conseguenti schiarite nella pineta e nei boschi circostanti si sono rivelate una opportunità di rinnovazione. Tanti semi come ornielli, querce, carpini, castagni che popolano questo territorio , ma anche arbustive ed erbacee hanno colto l’occasione della luce e dello spazio lasciato libero dagli alberi caduti per germinare e crescere. Soprattutto in questi primi anni ci sarà come un’esplosione di piante erbacee che crescono rapidamente, rovi, altri arbusti e piccole plantule arboree. Il sottobosco fra poco tempo sarà impenetrabile e caotico. Ma non è che uno stadio provvisorio, col tempo l’ambiente cambierà. Dopo anni le piantine degli alberi avranno la meglio, ricostituendo il bosco. Quanto tempo ci vorrà? Questo dipende dal tipo di bosco, dalla quota a cui siamo, da quanto il suolo è fertile, dal grado di umidità e da tanti altri fattori insieme. Qui dove ci troviamo ora ad esempio, ci possono volere più di 30 anni perché il bosco possa rinnovarsi, coi nuovi alberi cresciuti nelle radure aperte dagli alberi caduti.

LA NOSTRA IMPRONTA 

Tanti alberi che crescono nel bosco di Nova Arbora sono conifere, in particolare pini neri o douglasie o abeti. Però, al di sotto di questi alberi, nelle aree di radura e di grandi crolli , nel sottobosco stanno crescendo alberi ben diversi, tutte latifoglie, in prevalenza aceri in queste prime fasi di colonizzazione, ma anche ornielli, querce, carpini. Perché questo cambiamento? La spiegazione siamo proprio noi, o meglio l’impronta lasciata dall’uomo, che ha modellato e modificato fortemente quasi tutti i boschi in Italia e in Europa. Per capire meglio, dobbiamo tornare indietro di qualche decennio, quando negli anni ’60 e ’70 in tantissime aree montane dell’Appennino vennero fatti molti rimboschimenti di conifere in terreni abbandonati. Questi boschi di pini, douglasie o abeti derivano proprio da quegli interventi. Ora, queste specie non sono, però, quelle che naturalmente vivrebbero in questi territori. Qui il bosco naturale è misto, di latifoglie. Ed oggi, dopo vari decenni e senza più disturbi da parte dell’uomo, queste specie naturali stanno tornando ad occupare il loro spazio, a ricostituire il bosco naturale. Ci vorrà tempo, forse molto più della nostra vita umana, per ricostruire completamente il bosco naturale.

Ma lasciare spazio alla natura è essenziale per costituire una sana biodiversità con gli ecosistemi da cui anche noi dipendiamo.